martedì 3 marzo 2009
giovedì 12 febbraio 2009
Una poesia civile
Liberamente tratto da “Uomo del mio tempo” di Salvatore Quasimodo
Sei ancora quello dell’anatema e della verità
uomo del mio tempo. Eri nei tribunali dell’inquisizione
alle forche, alle ruote di tortura , ai roghi.
T'ho visto: eri tu, con la tua religione vera ,unica
senza amore , senza pietà , persuaso allo sterminio.
Forte dell’alleanza con i forti,brandisci la fede
come una spada ,travolgi ed umili l’amore di un padre,
vuoi zittire la voce degli altri ,come sempre ,
come hai fatto con Galileo, Giordano Bruno
come con Dolcino e i suoi apostolici ,con le streghe
e gli omosessuali, gli indios, i marrani
tutti evangelicamente inquisiti, imprigionati o messi al rogo.
Oggi la storia si ripete senza sangue , ma si ripete
e volano le ingiurie e le grida di assassinio ,di delitto.
Il furore si fa legge e pretendi l’uso del mio corpo
quand’esso fosse un involucro vuoto e senza alcuna luce
Ma io dico:
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate questi padri , essi sono avvelenati.
Essi sono avvelenati da ipocrisia, ingordigia di potere, volgarità
Tutte figlie dell’ignoranza , voi siete la speranza ,voi siete l’Umanità.
Giuseppe Sambri
Sei ancora quello dell’anatema e della verità
uomo del mio tempo. Eri nei tribunali dell’inquisizione
alle forche, alle ruote di tortura , ai roghi.
T'ho visto: eri tu, con la tua religione vera ,unica
senza amore , senza pietà , persuaso allo sterminio.
Forte dell’alleanza con i forti,brandisci la fede
come una spada ,travolgi ed umili l’amore di un padre,
vuoi zittire la voce degli altri ,come sempre ,
come hai fatto con Galileo, Giordano Bruno
come con Dolcino e i suoi apostolici ,con le streghe
e gli omosessuali, gli indios, i marrani
tutti evangelicamente inquisiti, imprigionati o messi al rogo.
Oggi la storia si ripete senza sangue , ma si ripete
e volano le ingiurie e le grida di assassinio ,di delitto.
Il furore si fa legge e pretendi l’uso del mio corpo
quand’esso fosse un involucro vuoto e senza alcuna luce
Ma io dico:
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate questi padri , essi sono avvelenati.
Essi sono avvelenati da ipocrisia, ingordigia di potere, volgarità
Tutte figlie dell’ignoranza , voi siete la speranza ,voi siete l’Umanità.
Giuseppe Sambri
sabato 17 gennaio 2009
Collana A4

mercoledì 21 gennaio 2009 ore 18,00
IL LABORATORIO / le edizioni
presenta la collana di Libri d'Arte
"Aquattro"
presso l'Instituto Cervantes, in via Nazario Sauro, 21, Napoli
Interverranno Stella Cervasio, Mariano Bàino, Francesco Filia,
Gabriele Frasca.
Verranno esposti i lavori originali di Errico Ruotolo, Pasquale
Coppola, Daniela Pergreffi
e inoltre le Incisioni contenute nelle prime 50 copie dei volumi.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 10 febbraio 2009.
per info:
Instituto Cervantes Napoli +39 081 19563311
Per i giornalisti che volessero partecipare all’evento:
richiedere foto alta risoluzione per la stampa a
comunicazione@larcaelarco.com
martedì 13 gennaio 2009
Memorie di un magliaro

"Pronto, Gino? Sono Gino." "Chi Gino?" "Tuo cugino. Ci sono novità"............. Anche il padre di Gino, Zio Giggino faceva il magliaro. Adesso ha una pizzeria, nella fredda Germania. Suo figlio Gino, mio cugino, è tornato a Napoli per fare carriera. Così mi telefona e mi fa "Parti con me?" Io gli chiedo "E dove si va?" Lui dice "Berlino. In periferia però..." In quei piccoli paesi sembrava d'essere a cinecittà. Le vie erano deserte e silenziose come le chiese. Fermiamo un signore grande e grosso. Diciamo quanto concordato, parla Gino con il suo tedesco da immigrato "Ersculdigung...bitte...wollen sie vedere la merce che si vende. sa, abbiamo avuto un problema. ci aspettavano alla fiera. poi invece, sa..., l'aereo. il tempo,... un contrattempo". lui compra tutto una giacca Armani, fatta in plastica e una maglietta usa e getta, da indossare in tutta fretta. Poi c'invita ad entrare in una villetta. C'è la moglie grassa e bianca come una balena. Fiuta l'affare..ridono e parlano insieme . "Nur 100 euro, ist gut, alles klar..." mio cugino non aspetta. Svuota il pacco di roba, imitazione perfetta, acquistata al capannone della famiglia Nuvoletta. Improvvisamente si ferma "Haben Sie Tochter?" ("ma che fa questo pensa a magna?") "Nein, wir sind alein". Mi strizza l'occhio. Afferra il polso del vecchio "tu fatti la vecchia", li leghiamo alla sedia. "tu aspetta io vado di là". Svuota la cassetta di sicurezza. Io guardo la signora. Penso all'italia, al diploma in meccanica, a mia madre, al suo lavoro da sarta, piccoli aggiusti, alla canna a fine giornata, all'accrocchio in piazza, alla noia infinita, al risveglio la mattina, al mio volto sempre più largo, al mio corpo sempre più grosso, al fallimento percepito, mentre mi fisso allo specchio, al sacrificio, alla sfiga, alla trasferta in terra straniera, ai terroni, ai vecchi lavori, alle risorse fantasiose, al popolo mansueto, pigro ma buono, al popolo dal cuore d'oro, al popolo più furbo, a mio cugino, il figlio di zio Gino, che spacca tutto.
giovedì 20 novembre 2008
lunedì 20 ottobre 2008
Il corpo delle leggi
*
La violenza gratuita nelle democrazie moderne non nasce dall’evasione dalla legge ma dalla rimozione della violenza insita nella legge stessa.
**
A Mogadiscio soldati dell’esercito italiano torturarono un ribelle applicandogli elettrodi ai testicoli, di recente gli americani hanno fatto lo stesso con gli iraqeni; entrambi, italiani e americani, furono accusati grazie a foto scattate da commilitoni compiacenti. Di fronte alle accuse dei rispettivi tribunali le risposte furono identiche: “non era vero niente, era solo finzione. Si trattava di una messa in scena teatrale”. Quasi fosse stato una pierce di Sarah Kane. Chi osservava quelle foto sulla prima pagina del giornale non poteva non sentirsi coinvolto in un’iperbole semantica in cui il corpo del reato era misteriosamente sparito.
***
I patiboli nella storia sono stati funzionali al ricordo collettivo del corpo-delle-leggi. Ma già in quelle occasioni si avviava la corruzione: lo spettacolo della rimozioni, la commedia umana (nel senso aristotelico dell’espressione). La parola che scende a fondo deve ricordare a sé stessi il nulla, il sangue, il patto originario: ognuno per sé deve scandagliare le proprie colpe. “Ciò che può essere pronunciato: fine. Linguaggio che va in frantumi, resti alti e bassi di muro, cumuli di frane, avanzi murari di ciò che è crollato, di formule, parole d’ordine, definizioni […] Qui è il confine. Qui fuori è la notte del mondo, una sola cecità” (Birgitta Trotzig). La parola rispetta la legge. Ogni parola giusta è una parola violenta: agisce e dice perché la violenza sul nulla sia anche ricordo del nulla.
****
Quand’è che muore?!
-Salvaci Signore!-
Quand’è che muore?!
La senti anche tu la commozione.
“I giornalisti come i politici pensano sempre di sapere tutto”, è scappato da dire in un flatus demoniaco all’esperto cronista dopo aver intervistato Saviano. Quella confessione d’immodestia ha fatto vibrare la tela perché la si scorgesse, si vedesse il ragno che nel tessere inventa la preda.
La violenza gratuita nelle democrazie moderne non nasce dall’evasione dalla legge ma dalla rimozione della violenza insita nella legge stessa.
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A Mogadiscio soldati dell’esercito italiano torturarono un ribelle applicandogli elettrodi ai testicoli, di recente gli americani hanno fatto lo stesso con gli iraqeni; entrambi, italiani e americani, furono accusati grazie a foto scattate da commilitoni compiacenti. Di fronte alle accuse dei rispettivi tribunali le risposte furono identiche: “non era vero niente, era solo finzione. Si trattava di una messa in scena teatrale”. Quasi fosse stato una pierce di Sarah Kane. Chi osservava quelle foto sulla prima pagina del giornale non poteva non sentirsi coinvolto in un’iperbole semantica in cui il corpo del reato era misteriosamente sparito.
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I patiboli nella storia sono stati funzionali al ricordo collettivo del corpo-delle-leggi. Ma già in quelle occasioni si avviava la corruzione: lo spettacolo della rimozioni, la commedia umana (nel senso aristotelico dell’espressione). La parola che scende a fondo deve ricordare a sé stessi il nulla, il sangue, il patto originario: ognuno per sé deve scandagliare le proprie colpe. “Ciò che può essere pronunciato: fine. Linguaggio che va in frantumi, resti alti e bassi di muro, cumuli di frane, avanzi murari di ciò che è crollato, di formule, parole d’ordine, definizioni […] Qui è il confine. Qui fuori è la notte del mondo, una sola cecità” (Birgitta Trotzig). La parola rispetta la legge. Ogni parola giusta è una parola violenta: agisce e dice perché la violenza sul nulla sia anche ricordo del nulla.
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Quand’è che muore?!
-Salvaci Signore!-
Quand’è che muore?!
La senti anche tu la commozione.
“I giornalisti come i politici pensano sempre di sapere tutto”, è scappato da dire in un flatus demoniaco all’esperto cronista dopo aver intervistato Saviano. Quella confessione d’immodestia ha fatto vibrare la tela perché la si scorgesse, si vedesse il ragno che nel tessere inventa la preda.
mercoledì 15 ottobre 2008
reality (?)
"...bella vita la tua, hai fatto i soldi e noi invece tiriamo avanti con 500 euro al mese e poi dovremmo difenderti da chi ti odia e ti vuole morto? E perché, diccene la ragione? Prima ero ferito da questa follia, ora non più. Non mi sorprende più nulla. Mi sembra di aver capito che scaricare su di me tutti i veleni distruttivi, l'intera comunità può liberarsi della malattia che l'affligge, può continuare a pensare che quel male non ci sia o sia trascurabile; che tutto sommato sia sopportabile a confronto delle disgrazie provocate dal mio lavoro." (Roberto Saviano, La Repubblica 15 Ottobre 2008)
per continuare questo scritto vedi in questo blog il post del 28-4-2008 "Capro espiatorio"
per continuare questo scritto vedi in questo blog il post del 28-4-2008 "Capro espiatorio"
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