sabato 2 aprile 2011

L'invenzione di Morel


E un giorno ci sarà un apparecchio più completo. Quel che viene pensato o sentito nella vita -o nei momenti della ripresa- sarà come un alfabeto, mediante il quale l'immagine continuerà a capire tutto (come noi, che con le lettere dell'alfabeto possiamo capire e comporre tutte le parole). La vita diventerà, così, un magazzino della morte. Ma nemmeno allora l'immagine sarà viva; oggetti essenzialmente nuovi non esisteranno per lei. Conoscerà tutto ciò che ha sentito o pensato, o le combinazioni ulteriori di ciò che ha sentito o pensato.
Il fatto che non possiamo capire nulla fuori del tempo e dello spazio, sta forse a suggerire che la nostra vita non è sostanzialmente diversa dalla sopravvivenza che si otterrebbe con un tale apparecchio.
Quando intelletti meno rozzi di quello di Morel si occuperanno dell'invenzione, l'uomo sceglierà un luogo appartato, piacevole, vi starà insieme con le persone che più ama e rimarrà perpetuamente in un intimo paradiso. Uno stesso giardino, se le scene da perpetuare sono prese in momenti diversi, alloggerà innumerevoli paradisi, le cui società, ignorandosi a vicenda, funzioneranno simultaneamente, senza urti, quasi negli stessi luoghi. Saranno, purtoppo, paradisi vulnerabili, poiché le immagini non potranno vedere gli uomini, e gli uomini, se non danno ascolto a Malthus, avranno bisogno,un giorno della terra anche del più piccolo di quei paradisi e distruggeranno i suoi inermi abitanti, oppure li rinchiuderanno nella possibilità inutile delle loro macchine disinnestate.

1 commento:

filìa ha detto...

tratto dal libro di Casares...mi sembra una visione allucinata e reale della paranoia e del controllo....bella la foto...un po' ritratto di Corbijn ai Joy Division...