venerdì 10 febbraio 2012

Neve



Correvamo con la neve in tasca per paura che svanisse, come un sogno appena sognato, tra bassi e negozi ancora chiusi, inseguendo il nostro fiato gelato. Durante la notte si era depositata a terra fra marciapiedi e strade, sui palazzi, come un miracolo. Il cielo era marmo, bianco e compatto. Nessuno di noi aveva mai visto nevicare, qualche volta si vedeva il cono innevato del Vesuvio, ma tra i vicoli del Centro o della Sanità nessuno se la ricordava. Arrivati all’angolo tra via Forìa e i Miracoli aspettavamo che suonasse la campanella per entrare a scuola. Ormai la neve stava diventando ghiaccio sporco, nero. Raffaele Quattromani la appallottolò per lanciarla contro qualsiasi persona o cosa capitasse a tiro. Il primo a essere colpito fu il finestrino di un pullman alla fermata, poi Rosario fece una palla grandissima e la lanciò verso me e Luigi, la palla mi sfiorò all’altezza del braccio, Luigi invece si scansò e la palla di neve andò a finire dritta sulla nuca di una signora che era appena uscita da messa, che ci bestemmiò tutti i santi del paradiso.
“Guagliù e’ prete!!!” Arrivò Pasquale A’ Briosc , con la sua solita giacca a vento bianco ghiaccio, quella che la settimana prima, a carnevale, mentre ci tiravamo le uova per strada, ne aveva fatta rimbalzare una senza che si rompesse; da allora quella giacca per Pasquale era diventata una specie d’armatura. Ci indicò il cantiere abbandonato sul marciapiede di fronte, dove c’era un mucchio di sampietrini coperti di neve. A’Briosc e Quattromani con Rosario e Luigi, andarono a prenderne qualcuno, stavo per seguirli anch’io quando incrociai lo sguardo di Loredana, l’unica compagna di classe che giocava con noi maschi, fino ad allora anche lei aveva lanciato palle a tutta forza. Il solo guardarla, gli occhi scuri e severi che emergevano da un ciuffo di capelli che dal cappuccio di lana rosa arrivava alle schiocche delle guance, mi fece passare la voglia di seguire gli altri. Non mi disse niente. Non ce n’era bisogno.
Il primo dei nuovi proiettili colpì un palo della luce. Fu Pasquale a lanciarlo, calatosi subito nel ruolo di capobanda, la neve si disintegrò all’impatto mentre il sampietrino rimbalzò sul lampione, facendolo vibrare, poi sbalzò, come quelle palle pazze che usavamo per giocare da piccoli, contro il bidone dell’immondizia e la ringhiera che circondava la statua di Padre Pio. Infine cadde a terra su una pozzanghera gelata infrangendola, come un specchio rotto. Alcuni dei genitori che accompagnavano i ragazzi più piccoli iniziarono a protestare, ma senza troppa convinzione, temendo la reazione di qualcuno di noi. Poi passò la professoressa Navarra senza fermarsi. Alcuni, quelli più timorosi, si nascosero dietro le auto in sosta, altri continuarono il lancio senza preoccuparsi di niente. Quando riemersi da dietro l’auto, alzai lo sguardo verso il cielo e vidi  che cadeva dal cielo qualcosa. Stava nevicando di nuovo, erano fiocchi larghi, leggeri e sembrava che non dovessero mai posarsi a terra. Rimasi a guardarli incantato, per un attimo di troppo, quando mi girai di nuovo verso i miei compagni, non la vidi arrivare, né sentii il sibilo nell’aria e neanche l’impatto della pietra nascosta sotto la neve che mi colpì tra lo zigomo e l’occhio. “Fra..Attento!” Mi urlò Loredana, quando però ero già stato colpito. Barcollando vidi la pietra ricadere a terra con una scia di nevischio e poi, in una successione vivida e allucinata, le facce dei miei compagni tra il divertito e lo spaventato, Loredana che mi correva incontro, poi delle bacche rosse che fiorivano dalla neve una dopo l‘altra, un liquido caldo che mi scorreva dal viso sulle mani, poi il rosso profondo del sangue che si estendeva sul bianco imperfetto della neve, poi più nulla.

2 commenti:

enzofrungillo@hotmail.com ha detto...

tra guainella e palle di neve, tra milo e basile. bella fra'.

Filìa ha detto...

Grazie! tra le fonti d'ispirazione aggiungerei il Frungillo di "Fanciulli sulla via maestra".