domenica 17 novembre 2013

da Diario di una vacanza (inedito)



VII - L’azzurro cupo di questa stanza

I compiti per le vacanze non finiranno mai, saranno
il tarlo che incupisce i giorni del nostro altrove.
Riprenderemo la divisione dal principio, ecco
siamo al punto dove non c’è più resto,
ma uno zero che fa saltare i conti, che rende
quest’unità inseparabile. Oppure
già con quel dolore negli occhi, in un gesto
che raccoglie i capelli prima dell’amplesso,
o il braccio che avvolge i seni mentre cerchi qualcosa
con il tuo sorriso fisso, assorto, un piacere
che è oltre questo mio stare sdraiato sotto
di te, questo mio darmi da fare, oltre questo starti
dentro già dimidiato, già troppo lontano.
Achille poi non raggiunse mai la tartaruga…
e ora colgo, in questa
frazione di tempo irrisolto
il profilo del tuo abbandono sul mio petto,
l’infinitesimo spazio che lo separa
dal mio respiro, ne traccio il percorso nell'aria
colgo l’immobilità e il segreto palpito
il lento respiro del cosmo, dell’ordine
nascosto che ci studia, ci abita
che ci percorre che ci fissa al nostro
giacere che ci accende in ultimo
sussulto e spegne le pupille, il vuoto
dei nostri occhi.

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