giovedì 5 giugno 2008

Staffette di luce. "Ogni cinque bracciate" di Vincenzo M. Frungillo


Sono alcuni anni che si discute sul ritorno della poesia epica, ossia di un dettato poetico che racconti fatti, eventi, gesta di uomini, di eroi. Ma ciò è stato reso poco credibile dalla mancanza, non tanto di eventi significativi e di figure che potessero essere rappresentate poeticamente, ma soprattutto dalla potenza stessa della parola, in quanto o atrofizzata nel linguaggio ordinario e dei mass-media o ripiegata su stessa alla ricerca dei più nascosti meandri dell’interiorità.
Un esempio recente di una poesia che si apre al mondo e cerca di esplorarlo è il poema in ottave Ogni cinque bracciate di Vincenzo Frungillo, finalista dell’edizione 2007 del premio Antonio Delfini, di cui è stato pubblicato un estratto, curato da Enzo Cucchi, dalla casa editrice Mazzoli di Modena, accompagnato da disegni di Paola Pezzi. Il poemetto ha come tema centrale la parabola umana e sportiva della squadra di nuoto femminile della DDR che, a cavallo degli anni settanta e ottanta, inanellò una serie di vittorie e di record che stupirono il mondo, per poi scoprire che tali vittorie erano dovute prevalentemente all’uso di sostanze dopanti. Ciò nondimeno il fascino di quella avventura umana è rimasto e l’autore ce lo ripropone, con occhio attento e partecipe - “Ecco stanno tornando in quel punto, sole, all’apice della luce.” - come simboli di un mondo, quello comunista, uscito sconfitto dallo scontro con l’occidente, ma anche come simboli di tutti gli uomini e le donne che si trovano travolti dalle vicende storiche e che loro malgrado ne assurgono a emblemi negativi. Nelle storie di Ute, Karla, Lampe e Renate, le quattro staffettiste della nazionale della Germania Est protagoniste del poemetto, possiamo riconoscere le vicende di tutti quelle donne e quegli uomini che la storia ha prima esaltato e portato alla gloria e poi lasciato ai margini, dimenticati perché o imbarazzanti o perché portatori di ricordi dolorosi. Spetta al poeta, come un novello pescatore di perle, cercarle nel mare del passato, rendere loro la voce, salvarle dall’oblio, ridare loro il respiro che avevano perso, farle nuotare di nuovo nella luce della parola poetica “Senza il pregiudizio della parte sbagliata,/ ora nuota nell’acqua della piscina/ trasparente a se stessa, ma affilata nella bracciata/ sulla superficie che brilla come di brina.”

1 commento:

frungillo ha detto...

mi fa piacere per il tuo scritto e per la bella foto. Grazie.
v.f.