lunedì 19 dicembre 2011

La scrittura


L’unico modo per restare fedeli a sé stessi, all’altro, allo sconosciuto che ci abita, è scrivere solo sotto l’impeto glaciale della necessità. Quando non c’è, non bisogna mettere penna su carta, pena l’insipienza.
Se non si ha chiaro quest’elemento essenziale, anche tutto il resto, tutto quello che si può dire sulla scrittura e in particolare sulla scrittura poetica, rischia di essere distorto.
Cosa si deve intendere con necessità? Ciò che non può essere diverso da ciò che è, secondo la definizione classica. Ma per chi scrive cosa significa? Significa far emergere il nucleo originario, mitico dell’esistenza che ci abita. È evidente che in quest’ottica non tutto ciò che scriviamo è necessario.
La necessità nell’uomo ha, però, un carattere paradossale, perché essa si dà come possibilità, cioè come qualcosa che potrebbe anche non essere, la vita stessa dell’uomo in quanto possibilità potrebbe non essere, il senso potrebbe essere definitivamente nascosto. Qui il poeta, come uomo che cerca l’origine,  gioca la sua scommessa disperata: dire il necessario che, però, potrebbe anche non essere. In fondo nessuno che scrive è convinto in maniera certa e indubitabile di essere un poeta, perché altrimenti non scriverebbe più, c’è sempre la possibilità dell’inganno, senza un qualcosa, un ente un logos che ci rassicuri definitivamente. Siamo sempre sotto la spada di Damocle della nostra possibile idiozia, delle nostre parole al vento. E’ questa la condizione di chi scrive.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

non sono totalmente d'accordo...ho delle perplessità: cosa fare allora di tutta la componente ludica e artistica che spesso accompagna la produzione letteraria? Una pagina in prosa e in versi può essere letta e scritta secondo schemi aperti,dal punto di vista concettuale, che soli, a volte, rendono giustizia alla creatività e all'originalità di un autore. In altri termini, il problema della verità non è soprattutto un problema filosofico?

Anonimo ha detto...

non sono totalmente d'accordo...ho delle perplessità: cosa fare allora di tutta la componente ludica e artistica che spesso accompagna la produzione letteraria? Una pagina in prosa e in versi può essere letta e scritta secondo schemi aperti,dal punto di vista concettuale, che soli, a volte, rendono giustizia alla creatività e all'originalità di un autore. In altri termini, il problema della verità non è soprattutto un problema filosofico?

Filìa ha detto...

Comprendo la ratio dell'obiezione, ma ritengo che il problema della verità sia un problema che riguarda l'uomo in quanto tale e il suo rapporto con il tutto, che può essere tematizzata dalla filosofia ma anche detta dalla poesia, ciò non esclude la dimensione ludica ma la comprende(il gioco in fondo non è una costruzione di senso,)infatti anche le rime o le strutture aperte sono frutto di questa apertura del vero, a me interessa quel tipo di scrittura che si confronta in maniera consapevole, che non significa didascalica, con la fonte originaria del nostro essere e del dire. Grazie per l'intervento.

Filìa ha detto...

E.C. manca il ? della domanda retorica in parentesi