venerdì 9 maggio 2008

Una riserva per il futuro. I classici riletti da Giuseppe Pontiggia


I classici, soprattutto quelli greci e latini, sono attuali? Serve ancora leggerli? Perché non eliminarli anche dai programmi scolastici? Sono queste alcune delle domande provocatorie e radicali che Giuseppe Pontiggia (Como, 1934 – Milano, 2003) pone nel suo I classici in prima persona, Oscar Mondadori. In questo libro - che raccoglie un intervento che Pontiggia tenne il 13 novembre 2002, pochi mesi prima di morire, presso il centro studi La permanenza del classico dell’Università di Bologna - l’autore de Il giocatore invisibile, Il giardino delle Esperidi, L'isola volante, I contemporanei del fututro, Nati due volte risponde alle domande del pubblico e ripercorre, in sintesi e in uno stile semplice e di facile lettura che andrebbe proposto ai ragazzi delle nostre scuole, alcune delle sue idee sulla letteratura, sulla lingua e sulla scrittura che ha elaborato nel corso degli anni.
Pontiggia porta ad esempio i suoi autori preferiti Seneca, Sallustio, Orazio ecc. per focalizzare il tema centrale del suo intervento sostenendo che “il problema non è se i classici sono attuali, il problema è se lo siamo noi rispetto a loro.” In quanto essi ci possono parlare se da parte nostra c’è un’autentica volontà di ascolto diventando “loro contemporanei”, cercando di immergersi nel mondo che essi aprono, attraverso il loro stile e le problematiche che ci pongono. In tale contesto Pontiggia elabora un concetto diverso di tradizione, più aperto, in quanto necessita del confronto con le culture extraeuropee che si stanno affacciando sul nostro panorama letterario, che non sono più patrimonio esclusivo di specialisti, ma possono essere fruite da un comune lettore che può confrontarle con quelle della nostra tradizione e farle entrare così nel suo bagaglio culturale. Per questo, secondo l’autore, c’è bisogno di un concetto di tradizione che non escluda il meglio delle altre, ma che anzi lo confronti continuamente con i valori delle nostra letteratura, a costo di sacrificare qualche minore per dar spazio ad altre voci.
In tale prospettiva per Pontiggia i classici non sono un peso ma la più grande “riserva per il futuro”, in quanto “dimenticarli in nome del futuro sarebbe il fraintendimento più grande” e in tal modo sembra riallacciarsi al grande poeta russo Mandel’stam, che imparò l’italiano per leggere La Commedia di Dante, quando sosteneva che “classico è ciò che ancora ha da essere”.

1 commento:

frungillo ha detto...

Il libro di De Agelis non è un antologia ma l'opera completa, costretta in appena 200 pagina. Infatti, difetta per l'impaginazione e revisione del testo. Ne ho parlato con lui qualche giorno fa augurandogli il Meridiano anche se, ridendo, gli ho detto che è un po' catacombale. Il testo di Pontiggia mia sembra interessante. Condivido il classico visto in questa luce.