martedì 22 aprile 2008

La famiglia nucleare è una struttura morta?


Il sé dell’individuo occidentale, la soggettività dell’uomo, si è da sempre formata nel chiuso delle relazioni di senso del nido domestico. Le ricerche sull’istituzione del sé all’interno della struttura familiare nucleare risalgono ad Hegel. Successivamente la critica alla famiglia nucleare è stata sviluppata all’interno della scuola di Francoforte: le ricerche di Marcuse, Horkheimer, Adorno e Fromm su questo aspetto sono state illuminanti e di grande importanze. Alle loro critiche bisogna aggiungere una prospettiva contemporanea: quando il domestico viene scoperto e viene infranto da quelli che sono i mezzi tecnologici della “società trasparente”, per dirla con G. Vattimo, o della “società fluida”, per dirla con Z. Bauman, cosa succede nell’intimo del Sé dell’uomo? Cosa succede quando la struttura di senso archetipica viene svuotata? Oppure, ci si potrebbe chiedere, è vero che questa struttura di senso viene svuotata o cambia semplicemente forma? Seguendo l’indicazione di Benjamin, quando parla di “struttura morta”, si può dire che la struttura familiare non è più produttrice di valore e quindi di potere sociale. Resta, la famiglia, nella forma larvale ed automatica del contenitore vuoto. Che cosa comporta questa ipotesi? La formazione del singolo non è più adattata secondo quelle che sono le aspettative culturali, pedagogiche, dei padri e delle madri; la struttura familiare non trova più in se stessa il proprio senso. Non regge più la gerarchia sociale e valoriale classica che parte dalla famiglia e dal suo ruolo confessionale, nel senso di luogo proprio di codificazione e di canonizzazione dei desideri e dei sentimenti del sé, per strutturare tutto l’assetto della società. O si potrebbe dire che proprio il ruolo confessionale dell’oikos ha permesso l’installarsi immediato delle tecnologie telematiche nella stessa formazione del sé, e con ciò ha portato alla canonizzazione dei rapporti relazionali? La società di massa diventa una società telematica sulla base della fusione "immediata" tra struttura familiare e mezzi informatici. L’essenza comunicativa e comunitaria dei rapporti familiari sono il terreno sul quale fa presa la spinta informatica della tecnologia contemporanea. In questo caso allora non esiste vera opposizione tra le due forme, quella oicologica e quella tecnologica, o questo rapporto è diventato altamente problematico? Il microcosmo della famiglia è assorbito da un macrocosmo che ne sfrutta la forma. La simbiosi è tra i mezzi tecnologici avanzati, che non hanno un ethos (dimora) proprio e la famiglia: nel nuovo assetto societario (nato nei primi anni cinquanta) la tecnologia offre i mezzi e la famiglia la struttura che li accoglie. La struttura morta serve allora come punto di snodo dei mezzi, è il nucleo che tiene i mezzi fermi nei loro ingranaggi. Bisognerebbe parlare di una funzionalità tecnologico-familiare del sistema. Prima della famiglia che forma il singolo in comunità, come essere responsabile di valori conviviali, c’è ora la tecnologia come produttrice di mezzi. La famiglia decade dal suo ruolo archetipico, cioè dall’essere una forma trascendentale che produce valori universali validi per tutti i componenti della società, per diventare una struttura funzionale al lavoro dei mezzi di produzione tecnologica. Ma la simbiosi della struttura e dei mezzi riesce da sola a reggere il sistema? Secondo questo modello sistemico quale è la forma del soggetto, come si forma il sé così preso in questa strettoia? E’ possibile che il sé dell’uomo si riconosca in se stesso così incluso nel modello sopraesposto; o è proprio una possibile crisi di tale modello, l’uomo aldilà della struttura familiare e quindi aldilà della stessa macchina tecnologica, che permette una riflessione nuova sul se stesso e sulla comunità? Le prime ipotesi che si possono accennare riguardo alle domande qui esposte è che il sé dell’uomo calato nella società tecnologica si trova sì oltre i valori comuni che regolano una comunità fondata sulla politica e sulla pedagogia familiare, ma non si trova con ciò nella piena crisi dell’abbandono di quei valori. Ossia il sistema informatico, che è una mutazione semantica profonda del sistema capitalistico occidentale, mantiene il soggetto in una costante situazione di "frustrazione personale". Si tratterebbe qui di ampliare il discorso sull’isteria familiare di Foucault a tutto il tessuto sociale. Per ora di questo processo vediamo la bruta violenza: omicidi domestici sempre più frequenti, da un lato, e violenza gratuita del branco (il gruppo dei pari, gli adolescenti lasciati a se stessi) dall'altro.
La mancanza dei valori condivisi non corrisponde ad un’effettiva maturazione del lutto perché la struttura familiare è in realtà mantenuta nella sua forma come un simulacro, ci si trova così nella vera e più profonda situazione media. La medietà, che è la cifra più propria della società informatica, si regge proprio sulla mancata formazione del Sé, si regge cioè sul misconoscimento del proprio dolore e quindi sulla mancata realizzazione di se stessi. Gli individui sono così presi nella società sistemica ed informatica nella loro incompletezza, nella mancata somatizzazione del dolore. La figura della dialettica hegeliana, che è alla base del soggetto moderno e della società moderna, non si realizza. Questo è stato in realtà già notato, ma in senso positivo, da Bataille quando parla di “dialettica in fase di arresto”. Di fronte a questa figura incompleta e media della contemporaneità allora la soluzione che si può pronosticare è una ricomposizione del Sé aldilà della morta struttura familiare e quindi della macchina informatica. Una situazione di questo genere, un'entrata effettiva in uno stato di eccezione, per dirla con Benjamin, sembra pronosticarlo proprio la scienza con le sue spinte assolutistiche. Nel senso che è proprio il delirio di onnipotenza delle nuove tecnologie sia in campo scientifico, che nel campo della telematica, a poter riaprire la possibilità di una seria riflessione sul sé del singolo. Quest’occasione è data proprio oggi che la scienza tecnologica pensa di poter far almeno della struttura familiare, e scardina la macchina sistemica e simbiotica che reggeva la comunità mediatica. Lo stato d’eccezione effettivo, aperto della spinta assolutistica della scienza, crea le condizioni di un scardinamento del simulacro familiare e di una conseguente liberazione di quel dolore intimo che è il presupposto di ogni serio interrogativo del sé su se stesso.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Enzo, ti leggo sempre con piacere. Proprio l'altro giorno parlavamo di questi argomenti con Franco (Boschi). Lui - come sai - sta tentando in tutti i modi di farsi una famiglia ed io, anche se reduce dalla 'storiaccia' con le due sorelle, comincio a sentire l'esigenza d'approdare ad un qualche lido. Niente, volevo solo testimoniarti ancora una volta la mia attenzione, e ammirazione per il tuo prezioso lavoro. Un caro saluto. Michele Saviani

frungillo ha detto...

Caro Michele,
il tuo commento mi onora. In fondo la tua identità è proprio la conferma di quanto è scritto in questo post.
enzo

alessandro ha detto...

Ciao Vincenzo, mi fa piacere ritrovarti qui. Perdo mail, numeri di telefono ecc. (si direbbe, inconsciamente, qualcosa che desidero...). In ogni caso approfitto di questo spazio per salutarti (e complimenti per il blog, che tornerò a leggere).

Alessandro Ciappa

frungillo ha detto...

Caro Alessadnro grazie per la tua visita. Spero che avremo ancora modo d'incontraci. Tra Roma, Milano o Napoli.
Ciao
Vincenzo