lunedì 14 aprile 2008

La scelta del non voto

Aumentano gli astenuti rispetto al 2006. I titoli dei giornali danno risalto alla notizia. Nel silenzio mediatico, surreale dopo l'invasione degl'imbonitori del futuro, risalta questa sola notizia circa le votazini politiche del 2008. Il 62% degli italiani ha votato. E gli altri? Sugli astenuti si sente dire: "La scelta di chi non ha scelto è qualunquismo". Così si commenta di solito: "Bisogna votare perchè c'è gente che ha dato la vita per garantirci questo diritto!" O ancora: "Bisogna votare per non permettere all'Altro di salire....!" In queste tre frasi si riscopre grottescamente l'animo civico, storico e addirittura religioso o metafisico dell'italiano. Ci si riferisce alla scelta decisiva (!!!), a quella repubblicana o risorgimentale: ma la vita dei garanti della repubblica non è stata sacrificata perchè si avesse la possibilità di scegliere? La democrazia è la libertà della scelta e non del voto. Il vero problema delle democrazia sarebbe la traduzione in termini sociali e civili del libero arbitrio. Nella democrazia c'è la traduzione di un principio cristiano preso in considerazione dal nostro Sant'Agostino. Quindi non si può confondere la formazione del sè nello spazio pubblico con questioni reiterate di amministrazione statale. Per questo motivo, in certe circostanze, il non voto può essere più utile. Può ricordare, al di fuori delle retoriche massmediatiche, il principio originario della scelta. Io non voto. Ma "Io" dove sono? "Io" ci sono?
Questa è una questione che riapre il problema della scelta. Invece no! Non bisogna pensarci. Bisogna partecipare! Ma nella partecipazione condizionata al voto, nella mobilitazione continua delle masse (una votazione ogni due anni), si è sicuri di trovare un principio democratico? Stiamo ancora parlando di democrazia? La partecipazione indotta e di massa è democrazia?
Coloro che fino ad una settimana prima dell'inizio della campagna elettorale erano impegnati nell'amministrazione dello spazio domestico o nella proiezione del proprio sè in una qualche vetrina commerciale, riscoprono il fervore politico e religioso (evitare l'Altro!! aiutare l'Altro a salire!! ma dove?!). La memoria breve è la sola che ci resta, quella lunga viene riciclata (questa sì) ogni volta che se ne sente il bisogno.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

comunque no war.
danilo

filìa ha detto...

Il libero arbitrio e la coscienza con le democrazie attuali c'entrano poco. Le democrazie sono il modo migiore, di gran lunga più efficiente delle dittature e dei regimi totalitari, per mobilitare e utilizzare gli uomini, in fondo sono l'altro aspetto della tecnica come mobilitazione totale dell'ente, per dirla con Junger.

filìa ha detto...

Comunque io ho votato Antonio Di Pietro, perchè è l'unico, con Bossi, che dice pane al pane e vino al vino (in molisano).